Open Data, Open Information

Negli ultimi tre anni stiamo assistendo ad una notevole crescita del fenomeno degli Open Data. Open Data significa rendere disponibili ai cittadini i dati di interesse pubblico senza restrizioni di copyright o altre forme di controllo: il principale interlocutore è la pubblica amministrazione, ma ultimamente anche alcune aziende stanno facendo altrettanto. Non bisogna sottovalutare inoltre l’apporto dato dalle realtà scientifiche.

Negli ultimi anni il numero di dataset resi pubblici è esploso: dai codici di avviamento postale alla spesa pubblica, dalla criminalità ai controlli sanitari dei ristoranti fino agli orari dei trasporti. Questa innovazione è stata possibile grazie alla presenza di una comunità di sviluppatori, attivisti digitali, ricercatori, funzionari e giornalisti che con il loro impegno stanno cercando di convincere non solo i governi ma anche le amministrazioni locali a rilasciare i dati in loro possesso.

Nel 2009 sono stati aperti il sito americano data.gov e il sito inglese data.gov.uk (sostenuto dall’inventore del Web Tim Berners-Lee) seguiti da molti stati nel mondo e più recentemente anche da Italia (data.gov.it) e Francia (data.gov.fr).

L’Open Data porta una forte innovazione sotto diversi aspetti.

Il più evidente è la trasparenza delle istituzioni; la possibilità di accedere on line e gratuitamente alle informazioni pubbliche garantisce maggiore trasparenza delle azioni delle amministrazioni.

Un altro aspetto da non sottovalutare è il possibile sviluppo di nuovi business basati sulla creazione di servizi innovativi. Trasformare questi dati in informazioni facilmente accessibili è un business ancora aperto. Vi sono applicazioni di successo e­­ molti servizi per il cittadino: ad esempio “Spotlight on spend” sulla spesa pubblica,  “Fix my street” che semplifica la segnalazione di problemi alla rete stradale, “Spot Crime” che permette di conoscere i crimini avvenuti vicino ad un indirizzo, oppure “School-o-Scope” che ti permette di verificare rapidamente la qualità di una scuola”.
A questo scopo in Italia è stata lanciata Apps4Italy, la prima competizione italiana per idee e applicazioni basate sui dati aperti.

L’Italia sta iniziando a rendere disponibili i primi dati. Piemonte, Emilia Romagna e la città di Firenze (anche grazie alla presenza di wikitalia, progetto per l’open governance in Italia) sono le amministrazioni più attive finora; non tutti i comuni e le regioni Italiane, infatti, hanno ancora aderito al progetto.

È molto importante avere la possibilità di confrontare dati provenienti da territori diversi, sia a livello internazionale che nazionale.

“Solo potendo mettere in relazione i dati di città, amministrazioni e territori diversi, - osserva David Eaves, advisor per gli open data di amministrazioni pubbliche e aziende -  avremo veramente un beneficio. Singole città o dipartimenti che aprono i loro dati sono iniziative encomiabili, ma che non cambiano il funzionamento del sistema complessivo. Se invece lo fai in 100 città, produci davvero un cambiamento”.

Inoltre Eaves sostiene che per poter crescere nei prossimi anni la comunità degli open data dovrà includere anche grandi società e organizzazioni come ad esempio Google, Microsoft, SAS e la Croce Rossa.